Ansia

Due giorni fa rientravo al lavoro dalle mini ferie e avevo qualche linea di ansia superiore al normale. Domani partono i figli per la colonia estiva, si profila per me una settimana da adolescente e senza pensieri ma contemporaneamente ho una serie di mal di pancia, mal di testa e non so che altro… ce la faranno? Ce la farò senza di loro per 6 lunghi giorni? Dormiranno la notte? Dormirò sapendo che sono lontani da me e non pronti ad invadere il letto poco prima che la mia sveglia suoni?

Oggi hanno fatto il tampone, noi gli abbiamo chiuso le valigie e lo stomaco, fingiamo indifferenza ed entusiasmo. Mi aggrappo ai miei ricordi di colonie passate per infondere fiducia nel padre e in me stessa. Passo sempre per quella che “andrà tutto bene ” ma ho un sacco di paturnie nascoste da gestire.

Seguiranno aggiornamenti

Cose che ho imparato

Alla fine delle vacanze

Lista semiseria

Se trovi un appartamento/ b&b/ casa vacanze su piattaforma internet bisogna seguire l’iter della prenotazione on line perché tanto off line non si risparmia e non avrai la soddisfazione di recensire host e struttura. Lo sputtanamento è l’unica arma contro chi si improvvisa e gioca con l’arroganza dei furbi.

Le Alpi sono impareggiabili. Il senso di maestosità va da ovest ad est e ritorno.

Le montagne sono per escursionisti. Più o meno esperti, il senso dell’avventura marcia insieme a loro. L’essere cittadino prova finalmente un brivido e si rimette completamente alla natura e alle sue regole di adattamento e rispetto.

Le vacanze devono rispecchiare chi siamo e non chi dovremmo essere. Le forzature così come le incongruenze vengono fuori prima o poi.

Il tempo migliora sempre quando stai per andar via.

Se metti in valigia i piumini (perché sai di salire sul Monte Bianco) non è tanto assurdo aggiungere anche i cappelli di lana o pile.

Il kway è una bella e resistente invenzione, per la montagna direi che sono fondamentali. Abbinarci anche i pantaloni da pioggia non è da fanatici della moda

Bevi tanta acqua: mettono apposta tutte quelle fontane in giro, per ricordarti che come le piante ne hai bisogno per crescere sano e forte e non necessamente verde…

Se un ristoratore ti preavverte che usa solo prodotti locali e quindi non chiedergli la sottiletta nel panino, non farti intimorire e digli che sei associato coldiretti e naturasi. Se i modi non sono stati garbati vale il discorso della recensione negativa, a quel punto la Sottiletta può diventare un must have.

Le scarpe da ginnastica se ammortizzanti vanno bene per le escursioni in montagna ma quelle da trekking sono più adatte con buona pace tua che continui a non volerle comprare per i bambini perché poi cresce il piede.

L’amicizia così come l’amore e le relazioni in generale devono lasciare liberi di essere come si è, senza controllare gestire o programmare. (Dovrebbe essere ovvio ma se l’ho infilato qui, tanto scontato non è)

In fila

Sul marciapiede in attesa per il vaccino.  Studio medico, dottore nuovo dopo pensionamento di quello storico, quello di famiglia.

Già mi ha conosciuto questo giovane dottore, nella mia fase migliore: imbufalita spaventata sociopatica… Esattamente 10 giorni fa quando mi ero presentata per la prima dose: appuntamento preso da mio marito, motivo della visita esplicitato alla segretaria, fila fatta fra altri 20 utenti scontenti (fra furbetti che fanno lo slalom gigante in assenza di neve e sci), arriva finalmente il mio turno e lui mi dice: i vaccini li faccio giovedì,  è sicura??

A me quello che mi ha “acciaccato la vena” è stato questo continuo ripetere “è sicura?”..  e ho sbottato “me lo avete preso voi, lei e mio marito!!!”.

A quel punto ha capito di avere a che fare con una moglie imbufalita, si è scusato ha cercato di prendersi la colpa poi ha preso l’agenda e ha confermato che era stata invertita la data dell’appuntamento … e con difficoltà (perché voleva convincermi a farlo il 3 giugno, io non ero disponibile ma continuava a chiedere se volevo ripensarci… mi teneva il posto) e, infine, ne abbiamo preso un altro (oggi). Ho ovviamente insultato mio marito per lo scombussolamento emotivo, per aver avvisato tutto l’ufficio, per il tempo perso e la fila e l’insistenza del giovane dottore.

Sono qui, alla fine, in fila, meno sociopatica della scorsa volta, nelle mani della segretaria ipovedente che ha chiesto ( e segnato) il mio nome già 2 volte… spero di non essere inoculata oltre il necessario… oggi la giornata lavorativa è volata: il mio appuntamento vaccinale è passato sotto silenzio, sono andata al lavoro in bicicletta (felicità di spezzare la routine) ho avuto tutti gli imprevisti possibili di rotture in corso (stress mitigato solo dalla condivisione del periodo di merda).

Sono sempre in fila e sotto il tiro dei piccioni..

E alla fine è andata bene con tanto di cerotto!

Ironia della sorte trovo su fb questo mio oroscopo del giorno

Bestiario

La stupidità è una brutta bestia.  Così potrei concludere questo post, non servirebbe aggiungere altro.

E invece no perché ci sono giorni in cui la misura è colma e vorrei davvero avere un posto deserto o una stanza insonorizzata dove fare l’appello delle persone da mandare affanculo. Ripetutamente,  fino a soddisfazione. Mia.

Contare fino a 100 stufa e non sta scritto da nessuna parte che eleva lo spirito,  il fegato invece è sicuro che s’ingrossa. La tolleranza è bella se fosse un esercizio condiviso come lo stretching la mattina, che se lo fai stai meglio e migliora la postura. E passaparola.

Mi sento sola, indifesa contro la stupidità che rompe gli argini. La donna che ha deciso di negare la parola a seguito dell’onta ricevuta e la mancata solidarietà femminile a 360 gradi, la maestra incapace di insegnare che non sa tenere una direzione figurati una classe di ragazzini. Chi tenta azzardate strategie e tra fiumi di parole, soliloqui e tecnicismi si lascia scappare che sei una palla al piede.

Chi prova a classificarti, giudicarti,chi a blandirti nessuno che si prende il disturbo di sapere chi sei. (Ma perché, poi? Con questa pandemia siamo talmente distanziati e sospettosi… che cavolo ci importa del prossimo? )

Mi merito uno strappo alla regola. Non un premio ma un’infrazione bella e buona . Sono quelle che danno gusto.

Una volta un’amica mi confidò che la mattina appena sveglia faceva il gioco di Pollyanna: trovare un motivo per cui essere felice in quella giornata. Confesso che non riesco neanche a pianificare una buona predisposizione in virtù di un qualcosa, essenzialmente un’aspettativa. Mi piace godere del lampo improvviso e inaspettato che mi fa sorridere: una parola gentile, una canzone alla radio. Tuttavia sto facendo un esperimento: evitare le negazioni nella comunicazione. Ho notato che cambia il senso e la sensazione di chi si esprime. Non partecipo diventa sono impegnata, non lo trovo è un più onesto l’ho perso. E soprattutto chiude senza inutili spiegazioni. Certo mica tutto può essere trasformato in forma affermativa ma è un esercizio. La mia amica Bea dice che l’universo ti ascolta e si predispone rispetto a ciò che viene detto. Non ci credo granché ma mi piace questo gioco: cambia la prospettiva pur in assenza di miracoli.

Bene, bene… ma non benissimo

Beatrice mi chiede sempre come sto e sempre rispondo in maniera evasiva, non le dico mai veramente come sto. Spesso la risposta è strettamente dipendente da un preciso momento e dalla visione del mondo che ne consegue: incredibilmente rosea e piena di opportunità entusiasmanti oppure nera come la fossa della disperazione. In certi momenti mi rode così tanto che non parlo, ringhio.

Stavolta mi sono messa lì seduta, come adesso, decisa a prendere qualche minuto per me e pensare a come sto.

All’alba dei 44 sto con la schiena dolorante e il collo inusualmente rigido a giorni alterni. Mi sveglio perciò all’alba per fare stretching, allungamenti, ginnastica dolce cercando in quella che era una vecchia abitudine, una noiosa routine, il rituale del benessere dedicato solo a me. Quando non ho la mobilità di un robot, vado a correre metto in circolo una fraccata di ormoni della felicità ma poi mi sento stanca, sono famelica… è tutto un’iperbole: mi addormento letteralmente sul divano nel bel mezzo della serie TV che ha puntate di appena un’ora, più di una volta ho mollato da solo mio marito perché non riuscivo a tenere gli occhi aperti. Quando ho fame invece potrei polverizzare qualsiasi cosa e prediligo i dolci ma subito la combinazione lievito e farina mi da fastidio. Lo zucchero fa si che dopo un paio d’ore sono punto e daccapo. Corro, come ho detto, e ho dolore alla gamba: all’inizio sembrava un chiodo ficcato al lato del ginocchio, quasi a voler impedire il passo. L’altro ieri si era accavallato un nervo altezza inguine causa un movimento che doveva allungare e rilassare e invece ha ribaltato quel poco di buono che c’è. Per questo faccio ginnastica dolce all’alba, mi pare di averlo detto… Massaggio i piedi, metto la crema perché mi fanno male i talloni. Forse dovrei cambiare scarpe. Forse anche i mezzi plantari in gel che sono li da un po’….

Ho la mia piccola ernia ombelicale che al momento non posso toccare perché di questi tempi di Covid in ospedale ci si va se proprio non si ha altra scelta. E fanculo il pilates che mi aveva dato una postura di una elegante ballerina classica ma che va a sfruguliare proprio gli addominali che non dovrebbero essere sollecitati e infatti hanno traslocato e non fornito nuova residenza. Ho parlato finora come se fossi una atleta olimpica (che manco quest’anno vede la pista) e allora come esimermi dal raccontare come sto da un punto di vista psicologico ed emotivo? Nella fase della perenne emergenza pandemica quando quasi tutto è vietato e domani chissà.. si vive in stand by, ferma nella zona grigia della mediocrità dove non si può dire di stare male ma ben lontani dalle vette della felicità. Non mancano gli scazzi per futili motivi, la convivenza quotidiana non ha generato mostri né provocato feriti, mio marito si sta comportando bene: è collaborativo, spiritoso più attento. Poi ci sono momenti in cui non ascolta (il modo maschile si traduce in “non mi caga proprio”), ciabatta pesantemente per casa tanto che non riesco a sentire le battute in televisione, interrompe il film che sto guardando da sola per chiedermi di che parla o chi è il personaggio appena apparso sulla scena. Oppure risponde da una stanza all’altra oppure di dimentica di avermi detto /di non avermi detto… vedi post litigi. Poi dici che una risponde male….

Insomma, come stai?

Bene, direi… bene, ma non benissimo

Litigi

Quando lui ti dice che ha prenotato e dato anticipo per l’ennesimo tatuaggio. Ennesimo. Due nuovi sgorbi. E non sono contenta, per nulla.

E lui non mi rivolge parola da 2 ore. Lui.

E io penso di avere a che fare con un adolescente di 50 anni.

Numero 8
Numero 9

Saluti

Allora Ventiventi, ci salutiamo adesso che domani avrò da fare e di pensieri per chiudere con te non ne saprò comporre.

Conserverò il ricordo di quest’anno che è stato tutto fuorché come me lo aspettavo: sei stato sorprendentemente faticoso, mi hai messa alla prova in più occasioni. Mi hai costretta a lucidità di pensiero e giudizio, mi hai sfidata a lasciare il divano o la confort zone del momento. Durante questo anno si è accesa una luce all’improvviso, appena un attimo prima del troppo tardi.

Voglio solo tornare a respirare, vedere i miei amici in case piccole o in spazi aperti ammucchiati su plaid gettati sul prato. Viaggiare senza meta anche se con me sarà impossibile non avere un itinerario, perdermi nei boschi girando in tondo.

Ti prometto che la consapevolezza e la resilienza che ho imparato non andrà persa, che imparerò a godere di più del momento presente. Il qui e ora che in latino non so come si scrive ma cavolo, se lo hanno capito loro, gli antichi pensatori latini, vuol dire che erano avanti, nonostante la lingua morta che adesso tutti gli rimproverano con inutile saccenza.

Guarderò all’oggi senza dover pensare che domani sarà meglio, non rimandero’ non aspetterò il momento opportuno. Respira, vivi, brilla. Ogni tanto scrolla le spalle e vaffanculo, piangi… fa parte della terapia del vivere quotidiano.

Qui e adesso. Senza pensieri.

Ti ringrazio Ventiventi e ti saluto. Sarà impossibile dimenticarti.

Finale di stagione

Mi mancano le figure affini che in questo periodo, in questa generale follia, sono lontane, allontanate da divieti e colorati confini. Mi manca la prossimità, le tavolate con gli amici rumorosi dove viaggiano su e giù vassoi di stuzzichini che ognuno prende a piacimento con le proprie mani. Mi manca la leggerezza di una risata esibita e non celata da una maschera.

Mi è mancato il mio terapeuta, ascoltatore attento e figura diversa da mio marito che ha condiviso con me la malattia e il dopo. Però dopo l’ora passata insieme mi sento profondamente insoddisfatta per come si è svolta la chiacchierata. Sono emersi i miei soliti punti deboli che avevo già da sola individuato e sui quali mi ero anche detta – stizzita – sempre qui ti fai bloccare? Da lui non evidenzio quello che ho capito perché ho sempre “paura” di raccontarmi delle storie, nel senso che mi racconto la faccenda secondo il mio discutibile punto di vista. Quindi ci arrivo descrivendo fatti, sentimenti e sensazioni. La sensazione che ho è che il fenomeno covid visto da fuori dopo esserci stata dentro è molto critico: per il messaggio che passa (dai media e gli esperti), per ciò che volutamente viene evidenziato (dai media, dagli esperti dai politici) per la paura che si percepisce nella gente comune quotidianamente bombardata da messaggi parziali e preoccupanti. È fortissima la sensazione di impotenza, la disapprovazione verso atteggiamenti che ignorano apertamente le raccomandazioni. E alla fine lui dice a me che sono troppo rigida e inquadrata, attenta a seguire le regole: dovrei iniziare a disobbedire. Io. Mi sento come Verdone …. in che senso???! Disobbedire senza imporre a terzi le conseguenze? senza forzare altri a fare altrettanto? Come faccio a disobbedire senza rischiare una multa o il pubblico linciaggio? Senza dimenticare di essere anche coerente con me stessa. Al momento il concetto mi è oscuro.

Sto ancora riflettendo.

E niente, non trovo la soluzione. Solo che ho deciso di smettere di cercarla. Ho voglia di guardare avanti e non pensare più a quanto sono stata obbediente.

Voglio pensare a come recuperare tutto ciò che mi è mancato in questo strano ventiventi. Trovare nuovo entusiasmo in vecchie relazioni, amicizie e compagnie.

Propositi e decisioni revocabili

Post politicamente scorretto

La micro agenda da borsetta che mi ha regalato la mia collega di lavoro per Natale sta facendo vacillare la decisione da tempo presa di non fare regali di Natale alle colleghe. Alle amiche si, alle persone care ai parenti vicini, alle amiche che avrei incontrato per un rapido saluto in centro. Alle colleghe no. E sottrarmi a una consuetudine che mi ha fatto accumulare una serie di cazzate e oggetti inutili, per la quale peraltro ho speso tempo fantasia e risorse (che in teoria dovrebbe essere un piacere a prescindere ma di fatto…..). Scrivo per decidermi, riflettere e convincermi.

Con le altre colleghe ho ringraziato e comunicato che no, non avevo fatto pensieri a nessuno. Senza neppure avvertire il disagio. La bruttezza inutilità e disagio che ho provato con questo ha ribaltato le convinzioni e niente, non sarà qualcosa di utile ma sarà guardabile, buono piacevole.

Esteticamente è grazioso ma proprio non riesco a trovargli una collocazione.

Edit:

Alla fine non ho preso niente per nessuno, con buona pace di tutti e delle buone maniere.

Distrazioni e terapia distensiva

Sono incastrata. In questa stanza. Serve un tampone molecolare per tornare a lavoro. Viste le tempistiche per il risultato, sarà Natale…

Più che per la malattia, coltiviamo ansia per la guarigione. L’attestazione ultima che ci porti da dentro (casa) a fuori, da out (esclusi) a in, da positivi (covid test) a negativi. Oggi hanno fatto test rapido Claudio e i bambini: è andata bene (i piccoli non hanno fatto storie, né si sono lamentati) e stiamo finalmente smaltendo la tensione!

Per me la situazione è sospesa, in attesa di… e a differenza di mio marito, tutta la faccenda è sempre stata lineare e chiara, salvo i primi giorni. Perciò cerco di non perdermi, restare centrata. Mantenere attivo l’interesse, anche quello consapevole di poltrire. Attualmente passo il tempo a colorare un album di disegni bellissimi di Johanna Basford. Mi tiene occupata un sacco di tempo, mi concentro, provo pace anche se ho una postura molto storta che si fa sentire a fine giornata. Pastelli e pennarelli: ho praticamente attinto alle risorse dei figli, con il loro permesso, si intende!!

La volpe della foresta incantata
Il lavoro sullo stagno